Assegno divorzile: pesa l’essersi dedicato tanto alla famiglia
Rilevante il fatto che così l’altro coniuge abbia potuto progredire professionalmente e a livello retributivo
Se un coniuge si è dedicato in via esclusiva (o prevalente) alla cura della famiglia, così escludendosi, o fortemente limitandosi, la possibilità di produrre reddito da lavoro, mentre l’altro coniuge è progredito professionalmente e retributivamente e dunque ha accresciuto il patrimonio patrimoniale e familiare, allora è logico presumere il contributo del tutto prevalente alla vita familiare da parte del primo coniuge. Inevitabili le ripercussioni sul fronte dell’assegno divorzile.
Questa la prospettiva tracciata dai giudici (ordinanza numero 22939 dell’8 luglio 2026 della Cassazione), i quali, chiamati a prendere in esame l’ennesimo scontro tra ex coniugi, hanno confermato in via definitiva l’assegno divorzile per una donna, la quale, in sostanza, durante il matrimonio, ha determinato un accrescimento della sfera patrimoniale dell’allora marito, dedicandosi alla famiglie e quindi non potendo impiegare le proprie risorse nella ricerca o nel consolidamento di un rapporto lavorativo.
Irrilevante, chiariscono i giudici, la mancata prova della perdita di chances professionali da parte della donna, poiché è dimostrato l’impoverimento subito da lei che ha contribuito in maniera significativa alla vita familiare, impoverimento reso evidente dalla disparità economico-patrimoniale conseguente allo scioglimento del vincolo matrimoniale.
In sostanza, la dimostrazione di specifiche rinunce a concrete occasioni professionali, da parte del coniuge più debole economicamente, non è condizione necessaria quando il peggioramento a livello reddituale e il correlativo arricchimento dell’altro coniuge risultino desumibili dalle scelte comuni di organizzazione della vita coniugale e dallo squilibrio economico‑patrimoniale prodotto dallo scioglimento del vincolo.
Entrando nei dettagli della vicenda, i giudici di Cassazione, ferma la disparità reddituale tra i due ex coniugi, ribadiscono la funzione perequativa dell’assegno divorzile riconosciuto all’ex moglie, poiché non è discutibile che l’impegno dell’ex marito era stato indirizzato prevalentemente all’esercizio di attività lavorativa e alla conseguente produzione di redditi, agevolato in tal senso proprio dalla cura delle incombenze domestiche e familiari da parte della moglie. Innegabile, quindi, che l’impegno profuso dalla donna nello svolgimento dei compiti familiari abbia favorito la serena conduzione della vita lavorativa (con annessa progressione in carriera) del marito (andato in pensione come brigadiere della Guardia di Finanza), posta la maggiore disponibilità di tempo e di energia tra le mura domestiche.